Ghetto, nell’edicola della Madonna assente la scritta “torno subito”, metafora dell’abbandono

La statua chissà quando è stata trafugata. Qualche burlone ha appeso il cartello con la scritta “torno subito”. Una bravata che ha, senza volerlo, anche un valore simbolico forte e terribile

Nei quartieri dove il sole del buon Dio
non da i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente
d’altri paraggi
[“La città vecchia”, Fabrizio De Andrè]

L’ex ghetto ebraico, la zona tra via del Campo e piazza della Nunziata, è una i quelle più dimenticate del centro storico e della città. Non solo dalle amministrazioni che si sono succedute, ma anche dai genovesi. Una volta c’erano negozi e trattorie, poi i residenti l’hanno piano piano abbandonata, il degrado ha divorato quasi tutti gli edifici che i proprietari quasi mai hanno ristrutturato, affittati agli ultimi, quelli che non potevano e non possono permettersi una casa altrove. Oggi c’è addirittura un intero palazzo disabitato, dove entrare è pericoloso, ma ripetutamente, a ondate, viene occupato da chi non ha altro rifugio e poi sfollato e richiuso. I topi banchettano nella spazzatura che gli abitanti invisibili, quelli che non possono avere la tessera dell’ecopunto perché sono fantasmi, non registrati da nessuna parte, irregolari, clandestini, abbandonano per strada. Nella zona agiscono gruppi di spacciatori, che a volte si difendono l’uno dall’altro con grossi cani. Mentre in altre zone si parla di recupero della vivibilità, si organizzano azioni di recupero urbano, qui nessuno si scandalizza per quanto accade. Nessuno si indigna, nessuno strepita. Nonostante sia a pochi metri da Acquario, Museo del Mare, via Garibaldi dove c’è la sede del Comune, Università.

Il degrado del ghetto è dato per scontato e nulla si fa per cambiare le cose, perché nemmeno il popolo lo chiede, come è accaduto a Pre’, in vico Mele, in Sottoripa. Il ghetto è dimenticato anche da populisti e indignati cronici. L’unica presenza delle istituzioni è quella in divisa: polizia, carabinieri, polizia locale, che in assenza di recupero urbano svuotano con un cucchiaio il mare magno dell’illegalità, un lavoro continuo e faticoso che prevede un impegno massimo con risultati a volte anche eccellenti, mai definitivi. Qui, per dirla con De André, “il sole del buon Dio non dà i suoi raggi”. Anche la Madonna, la statua che stava nell’edicola all’angolo di vico Untoria, se n’è andata, portata via chissà quanti anni fa da un ladro d’arte. E qualche burlone ha appeso il cartello con la scritta “torno subito”. Una bravata, ma che simboleggia, probabilmente senza volerlo, lo stato di profondo abbandono della zona. Nemmeno il buon Dio qui dà i suoi raggi e nell’edicola della Madonna c’è scritto “torno subito”. Chissà quando… chissà se… La scritta è la metafora perfetta dell’abbandono pluridecennale delle istituzioni e degli stessi genovesi che hanno gettato un pezzo del cuore della città vecchia nell’oblio. Un pezzo del loro cuore.



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